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          ANALOGICO  VS  DIGITALE        



Su questo tema ormai sono state scritte centinaia di pagine perciò aggiungerò solo alcune brevi considerazioni personali.

Premessa:
- tali considerazioni si riferiscono ad incisioni di qualità non meno che eccellente e presuppongono che si disponga di un impianto (e di orecchie ;-)) di livello almeno sufficiente da percepire la differenza tra la riproduzione dello stesso pezzo musicale in qualità MP3 o in qualità CD.
- ho tralasciato volutamente approfondimenti tecnici relativi a problematiche digitali quali jitter e alias e alla loro influenza sul suono.
  • Il principio di funzionamento dell'orecchio umano è analogico come sono tutti i suoni presenti in natura.
  • Perciò qualunque segnale musicale digitale ricostruito dai convertitori D/A in analogico viene anche elaborato dal nostro orecchio e dal cervello per ricostruire la parte del segnale mancante e farci percepire il suono come l'originale in natura. Questa “elaborazione subliminale” durante un ascolto prolungato o ad alto volume genera la cosiddetta “fatica da ascolto” che è direttamente proporzionale alla quantità di lavoro che il sistema orecchio/cervello deve compiere. Ritengo essere questo, al momento, il limite maggiore delle incisioni digitali ascoltate nel formato oggi più diffuso, il CD con risoluzione a 16 bit campionato a 44,1 KHz. Il sovra campionamento usato in certe macchine digitali non risolve il problema non potendo ricostruire il segnale mancante troncato dalla risoluzione a 16 bit ed anzi aggiunge jitter e problemi di aliasing.
  • Tanto per chiarire il concetto, si può fare un banale paragone con la tecnologia che riguarda le immagini dove il nostro sistema occhio/cervello deve lavorare per ricostruire immagini reali. I vecchi film a passo ridotto affetti da un visibile sfarfallio sono molto più faticosi da guardare e con immagini meno naturali rispetto ai moderni film in 35 mm. Lo stesso esempio si può applicare in campo video con i segnali progressivi che generano immagini più fluide e meno affette da disturbi (e quindi più naturali e riposanti) di quelli interallacciati. Similmente più la risoluzione di campionamento (numero di bit) usata nel segnale digitale è alta, più il segnale campionato si avvicina per approssimazione al segnale originale. In tal modo il segnale musicale in uscita dai convertitori D/A impegna in misura minore la nostra “elaborazione subliminale” finale e genera minore “fatica di ascolto”.
  • Nel caso di incisioni, mastering o impianti di riproduzione di scarsa qualità a ciò si aggiunge una sensazione di non naturalezza di alcuni suoni (che, per quanto mi riguarda, percepisco come una mancanza di armoniche e di aria intorno agli strumenti) che, nei casi peggiori, porta a palesi errori di timbrica degli strumenti a fiato e a corda.
  • Per contro il sistema analogico, a fronte di un suono più fluido e naturale (ovviamente . . .), presenta limitazioni sul rumore di fondo e a volte di dinamica oltre ad inconvenienti nella conservazione e fruizione dei supporti (dischi in vinile e nastri magnetici mal si conciliano con gli attuali stili di vita - che poi gli stili di vita di oggi siano giusti o no è un altro discorso . . .).
  • In conclusione: credo abbia poco senso proclamare un vinto e un vincitore tra due sistemi che hanno princìpi di funzionamento diversi. Inoltre c'è chi preferisce il suono analogico e chi il digitale. Come chi preferisce il cioccolato e chi la crema, che però generalmente vengono serviti insieme! Al momento credo sia proprio questa la soluzione migliore: la convivenza tra i due sistemi. Un MP3 se fate jogging o siete in viaggio, un CD in sottofondo mentre lavorate e un nastro o un vinile se riuscite (DOVETE !) a prendervi una pausa per rilassarvi ascoltando musica.
  • Infine non dimentichiamo mai che in giro vi sono eccellenti macchine digitali e pessime macchine analogiche e viceversa, il che può ingenerare non poca confusione al primo ascolto.
     NASTRO MAGNETICO VS DISCO IN VINILE     

Accantonata la guerra analogico VS digitale, scateniamone un'altra! :-))

Premessa: TUTTA la musica incisa dagli anni '50 agli anni '90 in TUTTO il mondo è stata incisa in modo analogico su nastri magnetici usando macchine da studio soprattutto Studer, Telefunken, Ampex, Otari, Tascam e Sony. Perciò qualunque disco stampato in quegli anni nasce da matrici analogiche su nastro (e già qui qualche pensiero dovrebbe venirvi . . . ). Il sopravvento delle registrazioni, mastering e supporti digitali avviene dalla metà degli anni '90 in poi.
  • Stabilito che volete ascoltare una bella incisione analogica, la prima cosa che viene in mente è il disco in vinile (soprattutto qui in Italia ed Europa dove, al contrario degli USA, i nastri magnetici preincisi erano meno diffusi).
  • Bene, ma come viene prodotto un disco in vinile a 33 giri?
    Semplificando al massimo: partendo dal master originale su nastro: 1) si filtra il segnale sulle alte e basse frequenze (attenuandole per poterle contenere entro i limiti fisici del solco nel disco) 2) e si equalizza secondo la curva RIAA; 3) il segnale così ottenuto si invia ad un tornio meccanico che incide una matrice; 4) dalla matrice si ottiene uno stampo; 5) lo stampo viene usato in una pressa per stampare il disco in vinile. In totale 5 differenti passaggi (per lo più meccanici) a partire dal master originale.
    In fase di ascolto occorre poi applicare nuovamente l'equalizzazione RIAA per ottenere il segnale originale (e al riguardo sono nati centinaia di pre-fono diversi sui quali sono state scritte migliaia di pagine nei giornali di settore).
  • Come viene prodotto una nastro magnetico pre inciso? Si parte dal master originale su nastro e: 1) si collegano in parallelo “n” registratori che copiano il master originale su altri nastri ( letto e copiato a velocità reale o ad alta velocità) senza alcun tipo di filtraggio elettrico o lavorazione meccanica (il nastro magnetico non ha i limiti fisici del solco nel vinile). In totale 1 solo passaggio. Per ascoltare il nastro è sufficiente un registratore di qualità con le testine correttamente allineate secondo gli standard internazionali.
Meditate gente, meditate . . .
Infine due parole sulla durata dei supporti (vedi anche la pagina nastri). Un nastro, se ben conservato, con stato d'uso medio e 50 anni di vita suona ancora esattamente come appena uscito di fabbrica. Non sempre si può dire altrettanto del disco in vinile che, a fronte di una minore sensibilità alle condizioni ambientali per la conservazione nel lungo periodo, presenta una maggiore sensibilità alle condizioni d'uso (usura dei solchi, polvere, segni, etc) che incidono fortemente sulla qualità di riproduzione e di ascolto logorando i solchi a distanza di tempo anche non remoto. Pensate che la puntina che legge il solco induce sullo stesso una pressione equivalente ad 1 tonnellata per cmq (!) che scalda e consuma il vinile ad ogni ascolto.


               

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